• 01  Carrareccia 40x30 D2012
  • 02   Via Sandri e Menti 40x30 D2013
  • 03 Grandi forme neve 48x36  AN 2002
  • 04 Rossati Sotto 40x30 D2013
  • 05 Monument Valley 6 45,5X34
  • 06 Joshua Tree 24x54 massi
  • 07  Shoshone Falls 90x42
  • 08 Big Hole 40x30
  • 09 Lobbie con masso erratico 48x36 tiff
  • 10 DSC0463
  • 11 Laghi Mandrone riflessi
  • 12  eriofori
  • 13 Panoramica dalla vetta Adamello 175x55tagliata
  • 14  Podestaria 46x34 D2014
  • 15 Muro a secco di D2012
  • 16 Occhi MRS
  • 17 Gruppo Sella  100x45ritoccata2
  • 18 Brenta Val Ambiez dx. orogr. 105x40 AN 2008ritagliata5
  • 19 Brenta 12 Apost
  • 20 Brenta morf.sopra Busa tramont. 100x40 AN2008
  • 21 Spinale, agosto 1991
  • 22 Foschie dal Novegnoo 48x38 D2014
  • 23 Sengio Alto   Pasubio
  • 24 Rive Rossati Sopra D2012
  • 25Frassini Zovo 36x24 positivo negativo D2012
  • 26 Praga
  • 27 Praga

FOTOGRAFIE RECENTI

 

 

«Unendo la professionalità di abile fotografo alla conoscenza del montanaro, Adriano Tomba ci illustra la bellezza e la complessità del territorio alpino. Delle Dolomiti conosce le tracce profonde della formazione, i vasti orizzonti e i segni della vita: il sentiero che porta alla casera, il lavoro del pastore e quello del contadino, l’orto e i formaggi, ma anche il rifugio dell’escursionista e il volto dei protagonisti, in un significativo confronto fra uomo e montagna.»

Giuseppe Garimoldi

Storico dell’alpinismo e della fotografia di montagna

«Adrianto Tomba, con la sua ormai maturata esperienza di alpinista, fotografo e storico della montagna, sulle tracce del geografo Julius Payer, dell’esploratore Douglas William Freshfield, di pionieri fotografi come Giovanni Battista Unterveger, Vittorio Sella e Giuseppe Garbari, ha, dal 1999 al 2004, prodotto una ricerca sul Gruppo Adamello-Presanella ripercorrendone filologicamente le esperienze, affascintato anche dalle lunghe riprese panoramiche effettuate dal Genio Militare Italiano durante il primo conflitto mondiale. L’operazione, accuratamente preparata a tavolino, ha, oltre all’inevitabile impatto visivo, una notevole valenza culturale e scientifica.»

Floriano Menapace

Fotografo, fondatore Archivio Fotografico Provincia Autonoma di Trento

«Le fotografie della neve di Adriano Tomba sono il frutto della visione profonda e nello stesso tempo “semplice” che un essere umano ha quando è sincero con il proprio soggetto. Le sue fotografie avrebbe potuto scattarle un camoscio, un capriolo, un animale del bosco, insomma. Sono la visione pura della neve che tocca l’anima. Sono sicuro che un camoscio o una lepre o un cane delle nevi di fronte alle sue fotografie si fermerebbe a guardare...»

Davide Sapienza

Viaggiatore e scrittore

«Le fotografie delle Piccole Dolomiti di Adriano Tomba, costituiscono una degna sintesi della lezione di Vittorio Sella e Ansel Adams. Egli sfrutta la spettacolarità della messa in scena, per meglio evidenziare i caratteri originali, geologici, morfologici e ambientali del sistema montuoso che viene mediato attraverso una serie di fotografie.»

Angelo Schwarz

Fotografo, critico e storico della Fotografia, già professore all’Accademia Albertina di Torino

«Non serve salire sull’Himalaya per fotografare l’idea della Montagna, che è possibile scoprire anche dietro casa... Lo diceva anche Alfred Stieglitz, proponendo ai fotografi di “girare l’angolo” di casa, per trovare un’immagine possibile, necessaria allo sguardo, all’idea personale, fantastica della Realtà. Serve avere curiosità; in fotografia l’aveva Ruskin, e ancor prima Friederick von Martens; e poi i Bisson e ancora i Sella, Rey, Besso, Boissonas, Unterveger, Dantone..., fino ai Maraini, Fantin, Moncalvo, i Pedrotti, Frisia, Ghedina, Bonatti, Faganello... e oggi Tomba.»

Italo Zannier

Fotografo, critico e storico della Fotografia, già professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia

PIETRE MILIARI

 

«Facendo fotografie sulle Alpi si è molto cresciuto in me l’amore per le montagne. Tutti i giorni ho sott’occhio i vari aspetti della natura nelle alte regioni ed imparo ad apprezzare meglio le bellezze. I mutevoli effetti di luce, le nebbie, le ombre mi ricordano e mi fanno sentire l’armonia del cielo col paesaggio alpestre. Vedo fissata sulla carta la visione di un momento, riconosco le scene che sul vero non aveva potuto ammirare nei particolari. Ed è in questi che talvolta trovo gli elementi del bello. La fatica e gli accidenti delle ascensioni rendono talvolta cieco il nostro occhio alle bellezze delle regioni altissime: nella nostra mente non rimane un’esatta nozione delle vedute ammirate. Sentiamo di aver provato lassù forti emozioni; ma ricordiamo in modo confuso la fisionomia vera delle spettacolo che esercitò quel fascino sui nostri sensi. La fotografia aiuta a scegliere, precisare ed anche idealizzare gli elementi che possono comporre una bella scena alpina.»

Vittorio Sella

«Il mio approccio alla fotografia si basa sulla mia fede nella forza e nel valore del mondo naturale, nei suoi elementi grandiosi o minimi. Credo nella gente, negli aspetti più semplici della vita umana, nel rapporto tra uomo e natura. Credo che l’uomo debba essere libero, nella mente e nella società, che debba costruire la propria forza affermando l’immensa bellezza del mondo e confidando nella capacità di vedere e di esprimere la propria visione. E credo nella fotografia come mezzo per esprimere tutto ciò e per raggiungere la felicità e la fede.»

Ansel Adams

«C’è differenza tra paesaggio vissuto e paesaggio rappresentato. (...). Nel campo delle rappresentazioni iconografiche della montagna un ruolo importante hanno assunto il disegno e poi la fotografia, cioè i due modi che più agilmente consentono di andare in montagna e rappresentarla. Essi sono utilizzati dal visitatore estraneo, l’outsider, che si pone nei confronti della montagna come spettatore, cioè gratuitamente, inseguendo le più varie passioni di tipo borghese. Subito non si interessa ai montanari e al paesaggio che essi hanno costruito: guarda alla natura, alle diversità degli ambienti naturali. È botanico, naturalista, alpinista. Non studia gli uomini e il paesaggio. (...). Intendo il paesaggio come manifestazione organica di un sistema culturale, di un sapiente rapporto tra uomo e natura. Entrare nella testa e nel vissuto del montanaro è però difficile. Ed ecco che la fotografia ancora per tutto il primo Novecento è di tipo memoriale o romantica; non dà l’immagine vera del mondo del montanaro. Si cerca la bellezza più che la verità. Non si avverte mai la repulsività della montagna. Oggi poi c’è il condizionamento della visione turistica. La verità della montagna continua a essere lontana o falsamente rappresentata. Si cercano gli iconemi facili, le visioni scontate. Continuiamo a portarci dentro le immagini romantiche, pittoresche, o quelle eroiche dell’alpinista, il vissuto da fuori, e il paesaggio, straordinario documento di cultura, di memorie, non lo si guarda con l’occhio indagatore, curioso da cui derivare ricche indicazioni semiologiche.»

Eugenio Turri

«Credo che le immagini di paesaggio possano presentarci tre verità: la verità geografica, quella autobiografica e quella metaforica. La geografia di per se stessa è a volte noiosa, l’autobiografia spesso banale, e la metafora può essere equivoca. Ma presi insieme, come nelle opere migliori di artisti quali Alfred Stieglitz e Edward Weston, questi tre tipi di informazione si rafforzano a vicenda e alimentano ciò che tutti cerchiamo di mantenere intatto: l’attaccamento alla vita.»

Robert Adams

 «...La fotografia è un’arte della riduzione: preferire il dettaglio alla totalità, la forma chiara e concisa alla confusione dell’insieme, il simbolo alla descrizione di una situazione o di un’azione. Il meno, è quasi sempre il più.»

Herbert List

 

 

VISIONI SILENTI

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