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06   2009

 

Deglaciazione

Sulla montagna nel gelido mattino d’inverno la neve scintilla alla luce radente del sole che sale dal basso orizzonte, riverberando in un’infinità di spere scintillanti che impreziosiscono ogni dosso, ogni piega del suolo. Il gelo, la neve, la luce, la bellezza del mondo. In più è così piacevole sciare sulle pendici ancora intatte, armonizzando il gesto sportivo alle forme della montagna, alle sue conche, scarpate, dorsali distese. Il mondo come spettacolo.

Ma poi il sole si alza e si eleva la temperatura: l’inversione termica trattiene negli strati d’aria più alti il calore solare e la neve comincia a mutare. I cristalli luminosi del primo mattino si afflosciano, la neve non tiene, si ammolla, si scioglie. In seguito, con il sole ormai alto, diventa impossibile sciare e dappertutto si sentono scorrere rivoli d’acqua. Finito lo spettacolo, la purezza della neve, finita la glaciazione. Comincia la deglaciazione, il passaggio dal minerale al biologico, dal cristallo puro che riflette il sole alla goccia che alimenta la vita, la sfera biotica, la storia: la coscienza delle forme viventi periture, figliate dal tempo, di fronte alla purezza glaciale, geologica, senza tempo.

(Eugenio Turri, Taklimakan, Tararà Edizioni, Verbania, 2005)

 

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