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Malga Ofra Morando

La malga: un segmento del paesaggio culturale

Il territorio delle Piccole Dolomiti veneto-trentine, come qualsiasi altro territorio montano, costituisce un continuum nel quale coesistono diversi paesaggi che possiamo suddividere in due grandi àmbiti: quelli che attengono l’ambiente naturale incontaminato (wilderness) e quelli storico-culturali che attengono i manufatti, gli strumenti e le attività degli uonini che abitarono e abitano un determinato territorio.

Questi paesaggi, soprattutto nelle Prealpi, solo raramente si presentano separati gli uni dagli altri perché i territorii sono stati fortementi interessati dall’attività dell’uomo; i diversi paesaggi si sono via via sovrapposti (stratificazioni storico-culturali) diventando una cosa sola. Si pensi, ad esempio, quanto la Grande Guerra ha modificato il territorio originario del Gruppo della Carega e del Massiccio del Pasubio; si pensi ai muri a secco che sono stati innalzati sui fianchi delle montagne, alle strade, alle case, alle scuole, alle chiese, alle edicole sacre, alle malghe...

La malga oggetto di questo lavoro, è situata in un piccolo altipiano a circa mille metri di quota, disteso alle pendici del versante nord della catena delle Tre Croci; un altipiano che un tempo contava numerose malghe attive.

Mi ricordo le stupore e la felicità con cui mi avvicinai a quel mondo che conoscevo solo superficialmente e la sorpresa dei malgari che, certo, avevano già conosciuto qualche fotografo domenicale (chi non scatta una fotografia alla caliéra che sta sul fuoco?) ma nessuno aveva frequentato la malga per tanti giorni come avevo fatto io, nessuno si era veramente accorto della straordinaria bellezza di quel mondo così essenziale ma così ricco di cultura e umanità.

Oggi sull’Altipiano delle Montagnole soltanto tre malghe lavorano in proprio il latte, ma anche la malga che ho fotografato ormai venticinque anni fa, non la riconosco più. È cambiata la malga e sono cambiate (culturalmente) le persone che dentro vi lavorano. Posso dire che le mie fotografie costituiscono la testimonianza di un mondo scomparso per sempre.  

 

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